127) McLuhan. Caratteri specifici dei Media.
McLuhan mette in evidenza le caratteristiche particolari dei vari
Media e il loro impatto sul pubblico.
M. McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano,
1967, pagine 40-42.

 La TV  un medium freddo, partecipazionale. Se riscaldata dalla
drammatizzazione e da altri stimoli funziona meno bene perch
offre minori possibilit di partecipazione. La radio  invece un
medium caldo e funziona meglio se se ne accentua l'intensit. Non
richiede a chi ne fa uso lo stesso livello di partecipazione. Pu
servire come rumore di fondo o come controllo dei rumori, come
quando l'ingegnoso teenager l'adopera per garantire la propria
privacy. La TV non pu essere uno sfondo. Ci impegna. Ci assorbe.
[...].
L'immagine televisiva non ha nulla in comune con il cinema o con
la fotografia, se non il fatto di offrire una Gestalt, o una
disposizione di forme, non verbale. Con la TV lo spettatore  lo
schermo. Esso viene bombardato da impulsi leggeri che James Joyce
definiva la Carica della brigata leggera e che imbevono la
pelle della sua anima di sospetti sobconscious  [gioco di parole
tra subconscious, subconscio e sob, singhiozzo]. L'immagine
televisiva  visivamente scarsa di dati. Non  un fotogramma
immobile. Non  neanche una fotografia ma un profilo in continua
formazione di cose dipinte da un pennello elettronico. L'immagine
televisiva offre allo spettatore circa tre milioni di puntini al
secondo, ma egli ne accetta soltanto qualche dozzina per volta e
con esse costruisce un'immagine.
L'immagine cinematografica offre ogni secondo molti milioni di
dati in pi e lo spettatore, per formarsi un'impressione, non deve
effettuare la stessa drastica riduzione, ma accettarla in blocco.
Viceversa, lo spettatore del mosaico televisivo, dove l'immagine 
controllata tecnicamente, riconfigura inconsapevolmente i puntini
in un'astratta opera d'arte simile a quelle di Seurat o di
Rouault. A chi domandasse se tutto questo cambierebbe una volta
che la tecnologia intensificasse il carattere dell'immagine
televisiva, sino a portarla al livello del cinema, si potrebbe
ribattere solo con un'altra domanda: Possiamo modificare i tratti
di un cartoon fumettistico aggiungendo particolari di prospettiva,
di luci e di ombre? E la risposta : S, solo che non sarebbe
pi un cartoon. Come una TV migliorata non sarebbe pi una
televisione. Oggi l'immagine televisiva  un mosaico di puntini
chiari e scuri, e quella cinematografica non lo  mai, per quanto
tecnicamente mediocre possa essere.
Come qualunque altra forma a mosaico, anche la TV non conosce la
terza dimensione, che pu per esserle sovraimposta. Alla TV
l'illusione della terza dimensione  data, sino a un certo punto,
dalla scenografia costruita in studio ma l'immagine in se stessa 
un piatto mosaico bidimensionale. L'illusione tridimensionale  in
buona parte un residuo dell'abitudine di guardare film e
fotografie. La telecamera infatti non ha una propria angolazione
visuale come la cinepresa. La Eastman Kodak produce ora una
cinepresa bidimensionale che pu ottenere gli stessi effetti di
piattezza della telecamera. Ma per le persone alfabete, avvezze ai
punti di vista fissi e a una visione tridimensionale,  difficile
capire le propriet della visione bidimensionale. Altrimenti non
avrebbero avuto difficolt a capire l'arte astratta, e la General
Motors non avrebbe fatto tanti pasticci con la linea delle auto, e
le riviste illustrate non faticherebbero tanto a stabilire un
rapporto tra articoli e inserzioni pubblicitarie. L'immagine
televisiva ci chiede in ogni istante di chiudere gli spazi del
mosaico con una convulsa partecipazione dei sensi che 
profondamente tattile e cinetica, perch il tatto  un rapporto
tra tutti i sensi e non il contatto isolato tra pelle e oggetto.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume V, pagine 558-560.
